“Chi dice cosa a chi”… ma soprattutto: come e perché? Ammetto la mia totale inesperienza dal punto di vista politico-amministrativo, ma io ero (ingenuamente, forse) convinto che il dibattito tra le forze di maggioranza e di opposizione, soprattutto di fronte ai cittadini, dovesse essere fondato su dati esatti e completi su argomentazioni rigorose e su affermazioni plausibili. È per questo che, sin dall'inizio di questo mandato, ho cercato (il più possibile quantomeno), di spiegare, illustrare e trattare le questioni inerenti il bilancio comunale, sia nei confronti dei consiglieri e sia nei confronti dei cittadini, fornendo dati precisi (quelli sul bilancio 2010 e sul rendiconto 2009, ad esempio, sono pubblicati sul sito internet da giugno), attenendomi ai fatti, facendo esempi su esempi ed evitando sempre di “infarcire”, distorcere o strumentalizzare la realtà.
Sono rimasto, quindi, piuttosto contrariato nel leggere alcuni interventi apparsi sul giornalino “PD Ostra news” arrivato nelle nostre case nei giorni scorsi (e sorvolando, in questa sede, sulla triste vicenda del presepe vivente).
Nella seconda facciata, infatti (“Chi sceglie cosa per chi”), nella critica (cosa più che legittima) dell'operato dell'amministrazione di cui faccio parte, ho trovato diverse affermazioni che a me sembra non siano affatto esatte, o rigorose o quanto meno plausibili (il che è un po' meno legittimo, a mio avviso). Veniamo al dunque.
Oltre a “scegliere di non procedere con la ricostruzione della palestra” (veramente per ora abbiamo scelto di rinviare l'opera, ancora iscritta nel piano triennale delle oo.pp. come già spiegato in consiglio comunale e sulla stampa mesi fa), avremmo speso altri 20.000 euro per rifare il progetto della palestra. Ho riguardato i capitoli del bilancio comunale, ma sinceramente non ho trovato neanche un centesimo speso per la ri-progettazione della palestra (con una riduzione dell'investimento iniziale di 300.000 euro, tra l'altro). A me risulta che il progetto sia stato fatto dal personale interno a costo zero. Ovviamente sono sempre disponibile a rivedere le mie convinzioni, di fronte però a qualche evidenza concreta.
L'articolo prosegue sottolineando che, in compenso, abbiamo scelto di realizzare la rotatoria a Casine (attualmente il costo dell'opera previsto a carico del comune ammonta a 67.000 euro, e non a oltre 100 mila), di rifare le riviere (275.000 euro a carico del comune e altri 211.419,90 euro a carico della Multiservizi) e di sistemare le porte di S.Rocco (costo 11.118 euro), per una spesa totale di 353 mila euro. Scrive l'articolista: “Non c'erano fondi sufficienti per realizzare quasi mezza palestra?”. Scusate ma che significa? Se ci mettessimo anche i 137 mila euro del miglioramento del centro storico spesi a giugno, i soldi per la manutenzione delle strade spesi nel corso di quest'anno e quelli che dovremmo spendere il prossimo anno, oltre a qualche intervento urgente fatto sulle scuole e qualche altro da fare, magari arriveremmo a coprire anche l'80% del costo della palestra. E allora? Dovremmo paralizzare tutte le altre spese per investimenti per tre anni, comprese le emergenze, per fare solo e unicamente la palestra? O non è forse più ragionevole, in un periodo di estrema incertezza come questo, chiedere una ulteriore proroga del contributo a fondo perduto alla Fondazione e rinviare l'inizio dell'opera, per vedere se è possibile realizzarla comunque così com'é nel progetto attuale, finanziandola però in modo diverso (cioè non interamente con un mutuo di 650 mila euro), e per verificare se è possibile trovare una soluzione alternativa a quel progetto, che risponda comunque all'esigenza della scuola (dato che per una palestra è possibile studiare diverse soluzioni alternative, mentre per i lavori delle riviere ovviamente no).
Poco sotto si legge che “questa amministrazione ha accantonato in bilancio somme che non sa come spendere, a partire dai 200.000 euro ricevuti per gli investimenti sul fotovoltaico”. Anche questa affermazione a me pare che non sia corretta. I 200 mila euro (che era la previsione iniziale, oggi sappiamo che l'importo a consuntivo sarà di 157.800 euro, per cui occorrerà riproporzionare anche le uscite), nel bilancio sono suddivisi, come da regolamento, in tre capitoli di spesa: 50.000 euro nel capitolo per il miglioramento energetico dell'ente (relativi all'ipotesi di un impianto fotovoltaico da realizzare sopra l’edificio del palazzetto), 80.000 euro nel capitolo per impianti di illuminazione a basso consumo (cioè quel tipo di intervento che poche righe sopra ci si rimprovera di non aver fatto, e che ora si potrà realizzare senza ricorre a nuovi mutui come era inizialmente previsto nel bilancio 2009) e 70.000 sul capitolo per interventi di riqualificazione architettonica ed ambientale degli edifici comunali. Tutto ciò è stato ampiamente riferito in consiglio comunale e sta scritto sul bilancio di previsione assestato.
Infine, ancora una volta, l'ambiguo adagio: “ai cittadini viene detto costantemente: non abbiamo i soldi!”. È un anno e mezzo che uso tutti i mezzi possibili e immaginabili per spiegare come stanno le cose (nell'ultimo giornalino comunale ho chiesto aiuto anche al mio “amico d'infanzia” Braccio di Ferro), anche perché la finanza pubblica non è cosa semplice. Non c'è bisogno, quindi, di usare frasi ad effetto per confondere le idee (e vanificare gli sforzi di chi cerca di illustrare correttamente la situazione).
Ho detto e ripetuto (fino a diventare noioso, probabilmente) che il problema del bilancio 2009 era quello di previsioni un po' troppo ottimistiche che andavano ridimensionate, nelle entrate e nelle spese (i proventi da permessi di costruire, a consuntivo, sono risultati inferiori di oltre 100 mila euro rispetto alla previsione iniziale, ad esempio) e di un programma per il rispetto del patto di stabilità che prevedeva necessariamente l'alienazione di un area che questa amministrazione (e molto probabilmente i cittadini che l'hanno votata) non voleva assolutamente fare, con conseguenti “manovre correttive” di una certa entità da porre in essere in fretta.
Ho detto e ripetuto che il problema del bilancio 2010 era quello di entrate in calo a causa della crisi economica e della riduzione di alcuni trasferimenti, oltre alla necessità di ridurre la spesa corrente per rispettare il patto di stabilità con l'avanzo corrente e non, come fatto in precedenza, lasciando centinaia di migliaia di euro di pagamenti in conto capitale per gli anni successivi.
Ho detto e ripetuto fino alla noia che i problemi dei bilanci degli anni futuri (2011-2012-2013) saranno determinati dai cospicui tagli ai trasferimenti (statali e, di conseguenza, regionali e provinciali) operati ai comuni dalla manovra estiva (per il nostro comune, soltanto i tagli statali per il 2011, ammonteranno a 156 mila euro, mentre per il 2012 si parla di 240 mila euro e per il 2013 di 400 mila euro), e dalle regole sul patto di stabilità interno che, invece di allentarsi, si stringono.
Ho detto e ripetuto, e non solo in consiglio, negli incontri pubblici e sulla stampa, ma anche in occasione di incontri con l'ANCI Marche e dell'incontro con il Senatore Baldassarri, che le regole sul patto di stabilità così come sono costringono il nostro Comune ad accantonare ingenti somme di denaro in tesoreria (ho parlato di milioni di euro), impedendo di realizzare interventi di manutenzione ed opere di importanza strategica già programmate, pur avendo le risorse finanziarie disponibili (vedasi articolo Corriere Adriatico del 4/07/2010, ad esempio).
Tutte cose documentate o documentabili e dette non tanto per il gusto di piangersi addosso o per accampare scuse, ma per spiegare il perché delle conseguenti manovre poste in essere, a volte dolorose e impopolari.
Poi è evidente che le risorse scarse vengono comunque allocate e qui entra in scena la “scelta”. Ma che le risorse sono (sempre più) scarse è un dato assai tangibile.
Questo a me sembra di aver detto e ripetuto innumerevoli volte. Non semplicisticamente: “non abbiamo i soldi”, e questo anche a proposito dell'onestà intellettuale che non avremmo dimostrato, cioè alla presunta slealtà ed ingannevolezza delle nostre idee e delle nostre parole.
Ora, per concludere questa lunga dissertazione (o forse dovrei dire “sfogo”), una domanda sorge spontanea: se il piano su cui deve avvenire il confronto politico-amministrativo è quello dimostrato nell’ultimo giornalino (e non solo), vale ancora la pena di impiegare tempo, energie e parole per cercare di informare, spiegare, illustrare correttamente le cose? Non è forse meglio affidarsi a qualche frase criptica e ad effetto, interpretabile a piacimento, e a qualche numero a caso, giostrabile a piacere?
(Luigi Barigelli – assessore al bilancio)